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Vertical City Extended

Sfoglia il nuovo Libro di Luigi Cipriano

Vertical City Extended

Musica di Sottofondo:

Tou You – Orefice Fusaro De Lorenzo
Nuances – Orefice Fusaro De Lorenzo

Prefazione

New York, vista da un turista è la città dalle mille contraddizioni, dai mille colori, dai suoni delle sirene ai rumori del quotidiano, fotografare questa città può essere facile o estremamente difficile. L’occhio non sa cosa guardare prima, le affinità cromatiche i contrasti estremi, i colori forti e i tenui diventano un caleidoscopio dentro una giostra.

Le persone vivono e fanno vivere la città più dinamica del mondo e la street photography diventa quasi l’unico stile di ripresa fotografica. Subito dopo, però, la città si mette in posa con le sue architetture e qui la fotografia si complica è necessario essere architetti o quanto meno avere una visione e una tecnica fortemente specifica per questo tipo di riprese.

Luigi Cipriano si allontana dagli schemi convenzionali e fa nascere questo lavoro fotografico “Vertical City Extended” da un pensiero semplice legato al ricordo di un cartoon della sua infanzia.

La forza di questo racconto sta tutta qui, unitamente alla tecnica fortemente esperenziata e alla capacita di saper vedere del fotografo.

Sin dalla premessa, sapientemente illustrata con le miniature del primo racconto “Vertical City”, Luigi ci accompagna quasi tenendoci per mano, perché la nostra testa e i nostri occhi sono rivolti verso l’alto, diventando al tempo stesso il suo sguardo attraverso una fotocamera immaginaria.

La cosa straordinaria di questo lavoro di Luigi è, che ci lasciamo trasportare senza opporre resistenza. Entriamo fisicamente, attraverso la sua fotografia nella verticalità della città verticale. Non vediamo persone, non vediamo auto ne i mezzi di trasporto, siamo avvolti da un silenzio che ci sposta in uno spazio surreale. Ma, in realtà, siamo nel cuore pulsante di una città frenetica e allora cosa sta succedendo… la magia della fotografia fa si che il silenzio percepito è dato dal teletrasporto verso l’interno dei grattacieli e delle torri, che trasforma l’immaginario nell’immaginifico dei luoghi chiusi dove l’insonorizzazione rende possibile la vita di tante persone in contrasto con la vita e il rumore del mondo esterno.

Luigi con la sua fotografia pulita, priva di inutili fronzoli, racconta la sua New York attraverso pochi dualismi: interni ed esterni, silenzi e rumori con la scelta del bianco e nero che è il dualismo fotografico per eccellenza, ci coinvolge nel vortice dei silenzi colorati e rumorosi di quella straordinaria città universale, dove non ci si sente mai stranieri, che è New York.

Angelo Orsillo

Direttore dell’Accademia di Fotografia “Julia Margaret Cameron” – Benevento

 

Postfazione

Il progetto Vertical City di Luigi Cipriano guarda il paesaggio urbano senza la profondità, lavora sulla forza evocativa delle due dimensioni, rimandando alle ricerche pittoriche e grafiche del Novecento. La sequenza dei grattacieli, privati della loro profondità, rinvia al processo di riduzione attuato da Mondrian nello scorso secolo.

Nelle fotografie di Luigi la natura e il paesaggio perdono la loro tridimensionalità per vibrare in un’articolazione di piani che hanno la potenza evocativa dei piani colorati di Rothko o del costruttivismo di Malevich. Ma il progetto di New York ha soprattutto un forte legame con il personale immaginario dell’autore, dal mondo dei fumetti, a quello della grafica per il cinema. New York, letta nella perfetta composizione geometrica dei suoi grattacieli, magistralmente tagliati a creare immagini fotografiche compiute, resta icona della città metropolitana che ispira, come ispirò quel Metropolis di Fritz Lang.

Nel progetto il paesaggio urbano sembra aprirsi solo nella prima e nell’ultima immagine, nelle altre tutto vive attraverso le facciate dei grattacieli ed i cieli rarefatti.

Il progetto inizia con una visione in campo lungo di New York.

L’Hudson appare come la base grigia di un plastico, le barche che lo attraversano sono immobili, anche quella che lascia al centro dell’immagine la sua scia bianca.

I grattacieli rimandano ad immagini grafiche di New York, il cielo si perde in un grigio tenue.

La sequenza delle immagini successive si articola sulla ricerca delle potenzialità del bidimensionale dando una grande forza espressiva alle partizioni architettoniche dei grattacieli.

I dettagli ripetuti delle aperture, la forza espressiva dei materiali opachi e di quelli specchianti diventano le matrici della tessitura dei toni di grigio delle immagini di New York.

A volte, nei campi lunghi, le immagini includono oggetti scultorei che perdono la loro tridimensionalità.

I cieli appaiono come un uniforme fondale scenico grigio.

Le nuvole, quando compaiono, si trasformano in sequenze rarefatte di toni di grigio.

In una visione dal basso verso l’alto il cielo appare tremolante, i raggi del sole non attraversano la massa informe grigia, ma lasciano delle striature oblique. A volte, in questa sequenza di immagini appaiono delle nuvole che ricordano i cirri dell’arte orientale.

La penultima immagine di questa sequenza lavora sulla matericità del cielo: l’aria e la pioggia sembrano unirsi al rigore geometrico del grattacielo.

La passione per le tessiture architettoniche emerge con forza in alcune immagini, dove superfici specchianti rimandano ad altre architetture.

I cieli non acquistano mai profondità di campo, neanche quando sono inquadrati nelle vetrate a specchio dei grattacieli.

In alcuni casi sulle vetrate dei grattacieli il segno grafico diventa evidente quasi come un graffito.

Il progetto si conclude con un’immagine che si apre verso il paesaggio urbano, ma, ancora una volta, non ha profondità e ricorda i fondali scenici dei quadri rinascimentali o la forza evocativa del cinema americano.

Daniela Stroffolino

Architetto, dottore di ricerca in Storia e critica dell’Architettura, ricercatore del C.N.R.,

si occupa prevalentemente d’iconografia urbana e paesaggio fra il XV e il XIX secolo

Arturo Petracca

Architetto e cultore della fotografia